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Novità editoriali: Morire per vivere!



Da fantascienza.com:


Gargoyle apre alla fantascienza pubblicando il primo romanzo della serie Old Man’s War di John Scalzi.
Quanti amano i romanzi horror e sui vampiri conoscono la casa editrice Gargoyle, che dal 2005 ci ha fatto apprezzare, con le sue due collane, tanti capolavori. Recentemente, a seguito di un cambio di editore, la casa editrice ha aperto alla fantascienza con la pubblicazione di un romanzo dello sconosciuto John Scalzi. Uno sconosciuto nel nostro paese, non certo negli Usa.

Il romanzo d’esordio della nuova collana Gargoyle Extra è Morire per vivere (Old Man’s War, 2005) primo titolo della omonima serie che al 2008 comprende quattro titoli. Il già citato Old Man’s War, The Ghost Brigades, The Last Colony e infine Zoe’s Tale.

Morire per vivere è stato nominato per il Premio Hugo per il miglior romanzo nel 2006, ed è stato opzionato dalla Paramount Pictures nel 2011. Il romanzo narrato in prima persona dal protagonista John Perry ci descrive il pianeta in un futuro abbastanza lontano. L’uomo si è diffuso nell’universo trovando però pochi pianeti abitabili e molta "concorrenza". Infatti esistono altre razze che contendono i pochi pianeti adatti all’uomo. Per questo sono nate le Forze di Difesa Coloniale (FDC), che però in poco tempo si sono svincolate dal controllo della Terra e, forti di nuove conoscenze apprese da razze amiche, non rispondono a nessun governo, pur difendendo gli interessi della Terra e di tutte le colonie sparse per la galassia.

In una "guerra eterna" (e le somiglianze con il romanzo di Joe Haldeman sono tante, come sono tante e originali le differenze) contro vari nemici (il romanzo ci ricorda anche il famoso Starship Troopers di Robert Heinlein, anche se in quel caso l'uomo lottava contro un solo nemico) e l'FDC ha bisogno sempre di nuovi soldati, così arruola tutti i "vecchietti" di settantacinque anni con la promessa di una nuova vita da giovane, senza specificare come sarà questo ringiovanimento.

Perry ha l’età giusta, è solo in quanto gli è morta l'amata moglie Kathy. Decide di arruolarsi, gli viene spiegato che arruolarsi vuol dire essere dichiarato morto sulla Terra, i suoi beni saranno ereditati dai parenti. Viene fatto salire su un ascensore spaziale, imbarcato su un'astronave che poco dopo lascia il nostro sistema solare. Inutile dire che la "nave" è piena di settantacinquenni. Tutti vengono studiati, visitati e analizzati profondamente e con tecniche inusuali, poi la grande sorpresa: la loro mente, tutta la loro memoria, viene trasferita in un nuovo corpo quasi indistruttibile. La forza è moltiplicata, come sono potenziati i sensi, il sangue è speciale. Inoltre Perry dispone di un BrainPal, interfaccia neurale che permette di comunicare con gli altri membri della FDC. Insomma i vecchietti diventano quasi dei supermen e, dopo un addestramento intensivo all’uso di armi particolari, Perry e le altre reclute vengono inviate ad affrontare i tanti nemici dell’uomo.

Ci saranno battaglie contro alieni delle più diverse specie, in una di queste Perry verrà ferito mortalmente e in suo soccorso intervengono altre, misteriose truppe della FDC, sono le specialissime Brigate Fantasma e lui pur ferito ma cosciente riconosce in un suo soccorritore sua moglie Kathy, morta molti mesi prima sulla Terra. Chi sono i componenti delle Brigate Fantasma e come può essere che a capo di quella pattuglia che lo ha salvato ci sia sua moglie?

L'autore. John Scalzi Ã¨ nato in California nel 1969. Dopo un esordio da giornalista, si dedica alla scrittura. Morire per vivere (Old Man’s War), è il suo primo romanzo per il quale è stato candidato al prestigioso Premio Hugo e cui i diritti sono stati venduti in più di quindici paesi tra cui Cina, Giappone, Francia, Germania, Spagna, Russia, Israele e Inghilterra. La Paramount ha acquistato i diritti per un film annunciato per il 2012 con la regia di Wolfgang Petersen (La storia infinita, Virus letale, Air Force, Troy). Gli altri romanzi di Scalzi sono The Ghost Brigades, The Sagan Diary, The Last Colony e Zoe’s Tale. È stato consulente creativo per la serie televisiva di fantascienza Stargate Universe. Dal 2010 è presidente della Science Fiction and Fantasy Writers of America.

La quarta di copertina. A 75 anni John Perry, vedovo da alcuni mesi, si arruola nelle Forze di Difesa Coloniale (FDC), imbarcandosi, assieme ad altri volontari, sull’astronave Henry Hudson. All’interno del veicolo spaziale, la coscienza dei commilitoni verrà trasferita in nuovi corpi potenziati in modo tale da disporre di una forza prodigiosa e sensi molto sviluppati, mediante una tecnologia avanzata. Dopo un periodo di addestramento sul pianeta Beta Pyxis III, Perry viene mandato a combattere i Consu, una razza aliena fiera e intelligente. Grazie a un’intuizione del veterano Perry, le FDC vincono la battaglia e il suo gruppo di appartenenza è riassegnato. Ma l’astronave viene intercettata, attaccata e Perry dato per morto. A salvarlo arrivano le misteriose Brigate Fantasma, forze speciali delle FDC, guidate da Jane Sagan, che somiglia in modo impressionante a Kathy, la defunta moglie di John…

John Scalzi, Morire per vivere (Old Man’s War, 2005)
Traduzione Concetta D’Addetta, Gargoyle, collana Gargoyle Extra, pagg. 308, euro 18,00

60 ANNI di fantascienza!

Dal blog di Urania:


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La fantascienza, che in Italia compie sessant’anni, è per i comuni mortali quello che l’epica, un pizzico di rivoluzione copernicana e persino il surrealismo furono in passato per le classi colte e abbienti. Oggi che gli abbienti, parlando in generale, colti non lo sono più e che la massa continua a invocare nutrimento spirituale in pillole (i famosi “pasti concentrati” di cui parlavano i rotocalchi degli anni Cinquanta, quando immaginavano il 2000), si è dovuta inventare la pillola dell’immaginazione. Cinema, romanzi, fumetti, gialli e western non bastavano più. E’ vero, per lungo tempo quei generi hanno tenuto banco senza temere rivali, fornendo la dose quotidiana d’evasione, intrattenimento e narrativa, e senza ricadute sociali negative; forse per i consumatori più fragili vi sarà stato il rischio di una certa assuefazione, il protrarsi di un’immatura tendenza all’illusione, ma per i cervelli svegli il rischio è stato semmai quello d’intravvedere, sotto la patina della favola, il rapporto con la realtà, con chi veramente siamo quando abbandoniamo la maschera del dovere e torniamo a lavorare di fantasia.
Poi è arrivata la fantascienza. Senza volerne decantare la nobiltà a tutti i costi, ci si può accontentare di dire che rispetto agli altri generi abbia il vantaggio di una maggiore lucidità. Per capire cosa intendiamo dire, basta fare il paragone con la fantasy commerciale, categoria che, a cinquant’anni dal successo mondiale di Tolkien, si rivolge ormai soprattutto a un pubblico di adolescenti. La fantascienza invece, pur influenzata anch’essa dalle leggi di mercato, conserva sensibili tracce di razionalità-nell’-irrealtà. Ad esempio, nel rapporto con le scienze e nella capacità di descrivere l’ambiente che muta intorno a noi. Quest’anno, come abbiamo detto, per la science fiction pubblicata in Italia cade un importante anniversario, il sessantesimo da quando fu introdotta come categoria separata. Nell’aprile 1952 appariva a Roma, per i tipi dell’Editrice Krator, “Scienza fantastica”, il primo periodico ad essa dedicato in esclusiva. In ottobre uscivano da Mondadori “I romanzi di Urania” e in novembre faceva capolino la loro consorella, “Urania” (rivista chiusa dopo appena quattordici numeri ma destinata a lasciare il suo nome alla collezione sopravvissuta). In sessant’anni tre o quattro generazioni di italiani, lettori accaniti e non solo della domenica, hanno sperimentato quello che i più cinici chiamano ancora illusione, sogno ad occhi aperti, sottoletteratura. Ma i cinici non sanno quel che fanno, e nel caso specifico quel che dicono. Si tratta di un deficit d’eclettismo, male dello spirito che induce a dividere tutto in blocchi contrapposti: letteratura e no, scienza ufficiale e ciarlataneria, arte e kitsch. Il kitsch esiste, beninteso, ma pochi si rendono conto, al di fuori degli esperti di estetica, che è a sua volta un genere artistico. Come l’arte di massa non può essere liquidata in blocco, così è assurdo parlare di subletteratura senza fare i dovuti distinguo. La storia della fantascienza ha dimostrato, anche in Italia, che nell’orticello delle pubblicazioni più dimesse potevano essere ospitati, di tanto in tanto, meraviglie e capolavori. Meraviglie? Dell’inventiva, certo, una qualità fondamentale nella buona narrativa. Capolavori? Ma di ironia, costruzione, sagacia e qualche volta di contenuto speculativo. La forma stessa del romanzo è cambiata sotto la spinta di questi “potboiler” (polpettoni) che non erano più potboiler, bensì racconti ricchi di humour e paradossi, sguardi sul mondo tecnologico e le tre anguste dimensioni che solo il pensiero o il desiderio possono ampliare.
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La prima prova si ebbe con la mirabile serie di romanzi degli anni Quaranta e Cinquanta che inaugurò la nostra collezione. “I romanzi di Urania” curati da Giorgio Monicelli e poi l’”Urania” di Fruttero & Lucentini spalancarono un forziere la cui sintesi fu attuata nell’antologia einaudiana “Le meraviglie del possibile”, ininterrottamente in catalogo dal 1959. Poco dopo Umberto Eco si interessò di fantascienza e del mito di Superman, mentre Gillo Dorfles accompagnava la sua curiosità per il design industriale con quella per la science fiction, ennesimo segno del nuovo che avanza.
Come Fruttero & Lucentini scrissero in seguito, la fantascienza vinse e stravinse la sua battaglia: da genere sottovalutato e disprezzato conobbe, tra la metà degli anni Sessanta e la fine del ventennio successivo, uno straordinario successo di pubblico e critica. Poi, intorno alla fine degli anni Novanta e soprattutto nei primi del XXI secolo, la sua sorte in Italia si appannò, le collane chiusero una dopo l’altra e solo poche sentinelle rimasero in piedi, fra cui “Urania”.
Il fatto si spiega forse con il trionfo del romanzo per tutti, quel macrogenere massimalista che è il thriller- verité-sentimentalité di cui ci nutriamo da mane a sera, perché riesce a contrabbandare abbastanza furbamente le sue fantasie domestiche per indagini sulla realtà. Sicché oggi il mercato è dominato dalla fantasy da una parte e dal thriller dall’altra, cioè dai due estremi della narrativa romantica; mentre non sembra rimanere molto spazio per un genere d’immaginario paradossale, spesso agnostico, lucido per mestiere e solo occasionalmente consolatorio com’è la sf. La quale, per giunta, parla di futuro, fisica delle particelle e universi a più dimensioni non per preconizzare la fine dei tempi o l’avvento dell’Anticristo, ma per riflettere, sia pur ludicamente, sul fatto che siamo seduti su una polveriera.
No, meglio gli esorcisti che risolvono tutto. Meglio gli eterni investigatori, specie se violenti, i serial killer, le indagini sul marcio di tutti i giorni. Meglio l’amore, la passione, la famiglia e via discorrendo. Come dar torto a quei lettori, a quegli spettatori? Ma un manipolo di fedeli la fantascienza lo conserverà sempre: sono gli imprescindibili (come diceva Brecht per altre ragioni), gli insoddisfatti della melevisione, gli scontenti della stampa periodica sponsorizzata e delle tre dimensioni. Tra i più anziani di loro c’è chi ricorda ancora come tuonassero i benpensanti negli anni Cinquanta: sulla luna non andremo mai! Ora la luna è alle nostre spalle, altre sfide ci aspettano. E’ a quegli imprescindibili che “Urania” è dedicata e a cui rivolge il programma di questa sua sessantesima annata. Avvertendo tutti gli altri che, a non coglierne nemmeno un assaggio, perderanno più di un bel romanzo e di una brillante raccolta di racconti tout-court.
Da parte nostra cercheremo di mantenere le promesse fatte a suo tempo, e quindi nei prossimi mesi usciranno i nuovi romanzi di Peter F. Hamilton (”The Evolutionary Void”, attualmente in traduzione da Riccardo Valla), Mike Resnick (”Starship: Pirate”), Robert J. Sawyer (”WWW Watch”) e John Varley (”Nel segno di Titano”) a continuazione dei rispettivi cicli inaugurati nel 2011. Avremo un romanzo straordinario a quattro mani per il numero di ottobre, quello del compleanno, già tradotto da tempo da Flora Staglianò. Il titolo italiano non è ancora definitivo, ma quello originale è “The Last Theorem”. Gli autori sono talmente grandi e famosi che vi lasciamo il piacere di comporre il puzzle ponendo l’ultimo tassello da soli. Speriamo di poter concludere la trattativa - lunghissma - per “The Windup Girl” di Paolo Bacigalupi, premio Hugo 2010, e di pubblicare il primo di due romanzi di Ian Watson cui teniamo molto, “The Martian Inca” (”Gli dei invisibili di Marte”), già tradotto da Salvatore Proietti. Più avanti uscirà un lungo romanzo di Ian McDonald, “River of God”, mentre è probabile che procederemo alla ristampa dei racconti completi di Fredric Brown in due volumi, richiestissimi da tempo. Stiamo studiando la possibilità di creare nuovi supplementi, o addirittura collane periodiche, per coprire i settori dell’urban fantasy e della narrativa dark. Nel secondo semestre dell’anno, infine, dovrebbe arrivare il tanto annunciato cambiamento di veste grafica, che in primavera sarà preceduto da quello della consorella “Segretissimo”. Nel corso del 2012 chi scrive pubblicherà un volume sulla storia di Urania con la Profondo Rosso di Luigi Cozzi: si intitolerà “Il futuro alla gola” e racconterà la vicenda completa della nostra collana dal 1952 al 2012, vista attraverso gli occhi del suo attuale curatore. Che dire ancora? Alle vostre domande risponderemo man mano che arriveranno e purché si rivelino d’interesse generale. A tutti, nel frattempo, buone letture.
G.L.

Dune, ritorna in libreria la saga completa

Torna in libreria la serie di fantascienza più famosa e più venduta in tutto il mondo: il ciclo di Dune di Frank Herbert. A prezzi decisamente abbordabili.

Fanucci Editore si guadagna ulteriore stima dei lettori di fantascienza con la pubblicazione integrale di tutto il ciclo di Dune, l’opera grandiosa di Frank Herbert.
I sei volumi che compongono il ciclo sono in libreria dal 19 gennaio, e dopo decenni di ricerche gli appassionati finalmente potranno acquistare il ciclo senza spendere cifre da capogiro. Dune, primo volume del ciclo costa solo euro 4,90, mentre per gli altri cinque il prezzo è di euro 9,90.
L'edizione Fanucci è in formato tascabile. Una curiosità: sulle copertine l'autore è indicato come "Frank P. Herbert", con la sigla del secondo nome (il nome completo sarebbe Franklin Patrick Herbert) che a nostra memoria non era mai apparsa nelle altre edizioni italiane o americane.

Per il neofita citiamo i vari titoli italiani e quelli originali: Dune (Dune, 1965); Messia di Dune (Dune Messiah, 1969); I figli di Dune (Children of Dune, 1977); L'imperatore-dio di Dune (God Emperor of Dune, 1981);  Gli eretici di Dune (Heretics of Dune, 1984);  La rifondazione di Dune (Chapterhouse Dune, 1985). Il primo libro ha vinto i premi Hugo e Nebula.

Il ciclo di Dune è stato portato avanti dopo la morte di Herbert dal figlio Brian Herbert con la collaborazione di Kevin J. Anderson. Attualmente sono uscite due trilogie ambientate prima della saga originale, due romanzi ambientati dopo (e basata in parte su appunti di Herbert per un settimo volume), e due romanzi ambientati durante. Altre opere sono in programma. In Italia sono stati pubblicati solo alcuni romanzi della prima trilogia prequel.

Per ammissione dello stesso George Lucas, il romanzo Dune lo influenzò notevolmente nel dar vita alla serie di Guerre Stellari. Da Dune è stato tratto un film da David Lynch e due miniserie televisive (Dune e Children of Dune). Un progetto per un nuovo film per il cinema è stato per il momento sospeso.

Fare un riepilogo dell’intero ciclo è praticamente impossibile, sarebbe troppo lungo, pertanto ci limitiamo a riportare le quarte dei vari volumi.
L’autore. Franklin Patrick Herbert è nato l'8 ottobre 1920 ed è morto l'11 febbraio 1986, all'età di 65 anni. Nel 1939 mentì sulla sua età per entrare a lavorare in un quotidiano locale. Durante la seconda guerra mondiale ha fatto il fotografo di guerra. Dopo la guerra comincia a vendere qualche racconto ed esordisce nella fantascienza nel 1952 col racconto Looking for Something. Nel 1959 preparando un articolo sulle dune di sabbia dell'Oregon comincia a raccogliere il materiale per il ciclo che lo renderà famoso, che vede la luce a puntate sulla rivista Analog nel 1963. Rifiutato da una ventina di editori, diventerà il più grande successo commerciale della fantascienza.

Le quarte di copertina.

Dune
Arrakis è il pianeta più inospitale della galassia. Una landa di sabbia e rocce popolata da mostri striscianti e sferzata da tempeste devastanti. Ma sulla sua superficie cresce il melange, la sostanza che dà agli uomini la facoltà di aprire i propri orizzonti mentali, conoscere il futuro, acquisire le capacità per manovrare le immense astronavi che garantiscono gli scambi tra i mondi e la sopravvivenza stessa dell’Impero. Sul saggio Duca Leto, della famiglia Atreides, ricade la scelta dell’Imperatore per la successione ai crudeli Harkonnen al governo dell’ambito pianeta. È la fine dei fragili equilibri di potere su cui si reggeva l’ordine dell’Impero, l’inizio di uno scontro cosmico tra forze straordinarie, popoli magici e misteriosi, intelligenze sconosciute e insondabili.

Messia di Dune


Dodici anni dopo la vittoria dei Fremen sull’Imperatore Padiscià Shaddam IV, Paul Muad’Dib, erede degli Atreides, è ancora il temuto Imperatore della galassia e governa l’universo dalla sua capitale su Arrakis. La forza del mito che lo circonda viene però intaccata da un complotto che vede protagonisti
il Bene Gesserit, la Gilda Spaziale, i Tleilaxu e alcuni Fremen ribelli: al centro della cospirazione c’è il tentativo di indebolire la sua capacità di comando e rendere instabile la dinastia degli Atreides ostacolando la nascita di un erede. Tuttavia, il prezioso dono della prescienza dà a Paul la consapevolezza che la strada da seguire è quella indicata dal suo destino: indirizzare il proprio popolo su un percorso che lo allontani dall’autodistruzione e dalla miseria, verso un futuro armonioso e duraturo, un obiettivo che è disposto a raggiungere anche a costo del proprio sacrificio…

I figli di Dune


Tra intrighi, giochi di potere, tradimenti e colpi di scena, il terzo capitolo di Il Ciclo di Dune racconta un’altra suggestiva e avventurosa storia sul pianeta Arrakis.
Sono passati nove anni da quando Paul Muad’Dib è scomparso nel deserto affidando la reggenza dell’Impero e la cura dei figli alla sorella Alia. La trasformazione ecologica di Arrakis prosegue con regolarità mentre il pianeta vive un periodo di grandi cambiamenti sociali ed economici e la religione sorta attorno alla carismatica figura di Paul Muad’Dib, trasformata da Alia in una soffocante burocrazia che minaccia di ridurre in schiavitù la galassia, richiama notevoli folle di pellegrini provenienti da migliaia di mondi. Alia, intanto, si appresta a distruggere l’opera del fratello, servendosi delle trame della vecchia aristocrazia e del Bene Gesserit, che opera attraverso Lady Jessica per completare l’antico programma genetico prodotto da Paul. Spetterà a Ghanima e Leto, figli di Paul e detentori dell’immenso e terrificante potere della memoria genetica dell’umanità, mettere a posto le cose una volta per sempre.
L’imperatore-dio di Dune  
 
Dopo millenni di dominio sull’universo, l’Imperatore-Dio Leto II, ibrido prodotto dalla fusione del suo corpo umano con diverse trote della sabbia, ha potuto assistere al profondo mutamento di Arrakis, ormai conosciuto solo come Rakis. Le antiche distese di sabbia sono soltanto un ricordo lontano, e il pianeta è molto diverso dall’arido Dune. La vegetazione è florida e l’acqua sgorga abbondante, e non c’è più traccia dei vermi della sabbia. Leto II ha dedicato ogni energia a incrementare i suoi enormi poteri, con l’unico risultato di diventare una creatura abietta e disumana, che getta un’ombra minacciosa sul Sentiero Dorato. Il comandante Duncan Idaho si trova a dover affrontare una questione morale incredibilmente ardua: qual è la scelta giusta, rimanere fedele agli Atreides, nel bene e nel male, o lottare contro un tiranno malvagio che porta ai popoli solo rovina e oppressione?

Gli eretici di Dune


Tra disegni oscuri e intrighi per la conquista del potere, in questo quinto capitolo della saga, Dune rischia di cadere in mani pericolose, e nel suo destino si scorge l’ombra di un nuovo cambiamento.
Nella Rocca del pianeta Gammu, il dodicesimo ghola di Duncan Idaho è osservato attentamente dalle Reverende Madri Schwangyu e Lucilla. Il Bene Gesserit ha dei progetti per lui, e ha richiamato in servizio il Maestro d’Armi Miles Teg per il suo addestramento. Tuttavia, i piani del Bene Gesserit rischiano di essere sconvolti da una nuova minaccia: le Matres Onorate, in contrasto con le Reverende Madri, sono tornate dalla Dispersione e, grazie ai loro poteri straordinari, stanno soggiogando i popoli al proprio volere. Intanto, su Rakis, l’ordine dei Sacerdoti deve confrontarsi con il dono di Sheeana, una precoce ragazzina in grado di comandare i grossi vermi della sabbia, creature che portano in sé frammenti di consapevolezza dell’Imperatore-Dio Leto II, ancora influente sebbene scomparso ormai da millenni.

La rifondazione di Dune


Il volume conclusivo del capolavoro epico di Frank Herbert: inizia lo scontro tra i due ordini, l’universo sta per cambiare una volta per sempre.
Dopo la distruzione di Dune, l’equilibrio del vecchio Impero è sconvolto dalla violenza delle Matres Onorate, che hanno ormai conquistato decine di pianeti della Sorellanza, distruggendo l’unico luogo dove esisteva il melange allo stato naturale e sterminando i Tleilaxu che lo creavano artificialmente. Soltanto la Sorellanza Bene Gesserit è ancora in grado di opporsi alla distruzione. Alla Casa Capitolare si ricrea tramite la desertificazione il ciclo dei vermi della sabbia e del melange e prosegue l’addestramento del ghola bambino Teg, il vecchio Bashar, nell’ipotesi sempre più certa di un attacco. Il piano della Madre Superiora è semplice: attirare in trappola la Regina Ragno su Junction e distruggere le Matres Onorate. Il Bashar, ripristinato, organizza la forza d’attacco mentre l’ex Matre Onorata Murbella si sottopone all’Agonia diventando il primo ibrido che unisce i poteri di entrambe le Sorellanze.

Fonte: link

Otherland approderà nei cinema!

Warner Bros ha appena acquisito i diritti di trasposizione del ciclo fantascientifico di Tad Williams, mai tradotto in Italia.

Per Tad Williams si prospetta un bel periodo. Molti appassionati di fantascienza si chiederanno: ma di chi parliamo? In effetti Williams, cinquantacinque anni di San José, California, in Italia è noto soprattutto per il Ciclo delle Tre Spade, romanzi fantasy con i quali ha esordito alla fine degli anni ottanta, e che finora sono le uniche sue opere tradotte in italiano. Ma Williams si è dedicato parecchio anche alla fantascienza, con la quale forse ha raggiunto il suo maggior successo. Parliamo del ciclo di Otherland, quattro romanzi e un racconto lungo pubblicati tra il 1998 e il 2004 che ha avuto un grosso successo commerciale negli USA e in molti paesi europei, tanto da essere già stato trasposto in un videogioco di tipo MMORPG, in uscita proprio quest'anno. Ora arriva la notizia che Warner Bros ha opzionato l'intero ciclo per farne una versione cinematografica.

La storia di Otherland, ambientata alla fine del ventunesimo secolo, segue le vicende di un gruppo di persone immerse in un mondo virtuale chiamato appunto Otherland, che inizialmente si trovano ad aver a che fare con uno spietato killer, venendo così coinvolte in un complotto teso nientemeno che a distruggere l'umanità. Nel mondo di Otherland domina The Net, semplicemente La Rete, ovvero un ambiente virtuale completamente integrato nella vita reale in cui chiunque può immergersi in qualsiasi momento e vivere una vita completamente inserita in un contesto di propria scelta, dal Medioevo alla Prima Guerra Mondiale e così via. Sostanzialmente un MMORPG (Massive Multiplayer Online Role Playing Game) uscito dai computer e calato nella vita quotidiana. Naturalmente in Otherland nulla e nessuno sono come sembrano, e i complotti e i colpi di scena si sprecano.

Il ciclo mescola tra loro i temi della realtà virtuale, del transumanesimo e dei social network alla Second Life, in ascesa negli anni in cui Williams lo ha scritto, e si ispira in modo abbastanza chiaro a film come Matrix e anche a un libro famoso come Tutti a Zanzibar del grande John Brunner. Se, vista la struttura dei romanzi, la trasposizione in videogame era abbastanza scontata, lo era un po' di meno quella cinematografica. Warner Bros evidentemente però ci crede, tanto da rivolgersi alla Lin Production di Dan Lin per la coproduzione. La Lin Production ha prodotto, tra gli altri, Terminator Salvation, The Box, i due Sherlock Holmes e il prossimo remake di Godzilla. Ãˆ già stato scelto anche lo sceneggiatore per lo script tratto dal primo libro: si tratta di John Scott III, che sta già lavorando sull'adattamento cinematografico di Abissi d'acciaio, uno dei più fortunati romanzi di un altro grande come Isaac Asimov.

Che altro dire? Williams non sembra appartenere alla categoria dei grandi autori già citati, pur avendo riscosso un buon successo commerciale tra fantascienza e fantasy. Il tema di Otherland tra l'altro richiama alla mente Il mondo dei replicanti, pellicola del 2009 con Bruce Willis e ispirata a una famosa graphic novel. Va comunque apprezzato il tentativo di Warner di portare al cinema una storia originale, pur se inserita in un contesto simil cyberpunk più che consolidato, il che in un'epoca di sequel, prequel, remake, reboot e quant'altro, è già qualcosa di positivo. Intanto proponiamo nelle Risorse in rete il trailer del videogame, tanto per farsi un'idea delle atmosfere.

Repost da: fantascienza.com; autore: Maurizio Del Santo - Data: 24 gennaio 2012 - Fonte: variety.com

La macchina della morte

Da sempre l’uomo sogna di conoscere il suo futuro e quando e come morirà. Una macchina recentemente inventata risponde a una di queste domande profetizzando con un semplice esame del sangue come morirà. Ma le sue indicazioni sono sibilline e ingannevoli.

Sarà in libreria il 26 gennaio, edita da Guanda nella collana Narratori della Fenice una antologia che negli Usa, prima nel web e poi su carta ha avuto un notevole successo.
Parliamo di La macchina della morte (Machine of Death, 2010) antologia a cura di Ryan North, Matthew Bennardo e David Malki!.
Il volume contiene trentaquattro racconti di cui trenta scritti da autori conosciuti o esordienti e quattro sono stati scritti dai curatori.

Il libro è nato quasi per caso da una battuta casuale del tirannosauro,  personaggio principale del fumetto Dinosaur Comics di Ryan North.
La battuta del tirannosauro che parlava dell’invenzione di una “Macchina della Morte” colpì la fantasia di moltissimi lettori che posero all’autore una serie di domande su come poteva funzionare questa macchina e quali riflessi avrebbe avuto nella vita di ognuno di noi.
La premessa è stata semplicissima, viene costruita una macchina che analizzando un semplice campione di sangue, riesce a predire come morirà la persona a cui appartiene quel campione.
La macchina non fornisce la data ma una stringata indicazione, come: annegato, vecchiaia, soffocato da una manciata di pop corn, sepolto vivo, cause naturali eccetera.
Attenzione però, queste brevissime indicazioni possono nascondere delle “fregature” in quanto per esempio: la morte per "cause naturali" può nascondere il fatto di morire colpito in testa da un Koala caduto da un albero. Vecchiaia? Potrebbe ucciderti un vecchio e così via.
Tramite il Web tutti sono stati invitati a scrivere una storia su questa affascinante tematica e in poco tempo i curatori sono stati letteralmente sommersi da centinaia di racconti sia di autori noti con alle spalle romanzi e racconti già pubblicati e sia di scrittori dilettanti che avevano trovato divertente l’argomento.
Furono selezionati oltre seicento racconti e per i curatori il dilemma più grande è diventato scegliere racconti non solo di ottima qualità, ma anche rappresentativi della varietà di idee e approcci.
Sono racconti che provengono da ogni parte del mondo, che spaziano dalla fantascienza al fantasy, dall’avventura all’horror, dal giallo al racconto umoristico.
Insomma è stato toccato ogni genere esistente e anche qualcuno che non esiste ancora.

I curatori. Ryan North è il creatore del  Dinosaur Comics, uno dei più popolari e divertenti fumetti su web. Vive a Toronto, in Canada con la moglie,
Matthew Bennardo ha una laurea in inglese e gestione aziendale, ha scritto  racconti di fantascienza pubblicati su varie riviste. Vive a  Cleveland, Ohio. 
Davide Malki! (il punto esclamativo fa parte del cognome...) è l'autore del fumetto Wondermark. Vive a Los Angeles con sua moglie Nikki.

La quarta di copertina. La macchina è stata inventata quasi per caso qualche anno fa. Con un semplice esame del sangue sa predire il modo in cui lasceremo questo mondo. Nessuna data. Nessun dettaglio. Solo un foglietto di carta con poche parole, insieme precise e insopportabilmente vaghe. Un oracolo infallibile, criptico e beffardo. Spaziando dall'umorismo alla fantascienza, dall'horror all'avventura, trentaquattro racconti di autori diversi immaginano mondi in cui il fatale responso della Macchina della Morte diviene il fondamento di una nuova gerarchia sociale o una semplice voce del curriculum, un mostro pervasivo contro cui lottare o una moda passeggera, il dato che può bruciare la carriera di un politico o il centro di nuovi giochi di società. Trentaquattro voci diverse per indagare come cambierebbero i rapporti umani e il lavoro, gli ospedali e le scuole, la giustizia e il crimine. Saremmo più liberi o vivremmo incatenati a quella sentenza ineluttabile, condizionati in ogni scelta da un destino che può materializzarsi in qualsiasi momento? Saremmo morbosamente attratti da ciò che ci ucciderà o cercheremmo di fingere con noi stessi di non sapere nulla? Sfideremmo la macchina per smentire il suo verdetto o cambieremmo la nostra vita nel tentativo di allontanare il più possibile un finale già scritto?

Da un'idea nata sul web, un libro che può sembrare un gioco, ma che è anche un modo per riflettere sulla nostra ossessione di voler sapere tutto, di svelare anche l'ultimo mistero.
Ryan North, Matthew Bennardo e David Malki! (a cura di), La macchina della morte (Machine of Death, 2010), Traduzione Giovanni Garbellini

Ugo Guanda Editore, collana Narratori della Fenice, pagg. 549, euro 19,00

Fonte: link